Pubblicato il: martedì 22 novembre, 2016

Era tutto buono allora, cibi semplici di una valle alpina

valle alpinaRacconti di donne, donne in cucina, la vita di tutti i giorni e il cibo quotidiano. Polenta, patate, castagne, latte, gli alimenti di una valle alpina, semplici, essenziali, si utilizzava quello che veniva dalla terra e che si produceva. La cura dei pasti era compito delle donne, che si “arrangiavano” come potevano, non c’era scelta, le risorse erano poche, si scambiavano uova, burro, latte per procurarsi sale, zucchero, farina. La preparazione dei pasti, la preoccupazione per la dispensa e per il nutrimento della famiglia era tutta femminile, con un sapere che veniva dalle mamme, dalle nonne, qualcosa che si imparava da piccole, osservando, partecipando, aiutando. Impensabile buttare un avanzo, tutto veniva riutilizzato, anche un boccone di polenta serviva per inventare qualcosa di appetitoso.

Questi i contenuti del dvd con booklet realizzato dall’associazione Argonaute, che è stato presentato sabato 19 novembre a Sondrio presso la sala Vitali del Credito Valtellinese nel corso del convegno “Era tutto buono allora. Cibi semplici di una valle alpina”. Dal 2010 ci occupiamo della memoria e del tramandare il ricordo di donne importanti per la comunità – hanno spiegato le socie Maura Cavallero e Maria Marchesi – la fine naturale di un ciclo che ha preso avvio dalle levatrici per proseguire con le maestre e le donne dedite alla terra e alla cura della famiglia è questo lavoro che parla del cibo e delle donne che lo preparavano caricando il nutrimento di contenuti affettivi e simbolici, ritualità e tradizioni. Non ricette, ma trame che riguardano una vita”. Dal 2016 Argonaute collabora con i “Granai della memoria”. Sul sito www.granaidellamemoria.it ci sarà una sezione dedicata alla Valtellina e alle voci delle donne che ebbero un ruolo significativo della comunità.

La figura della “regiura”. “Il bronz” lasciato sul focolare con i fagioli che bollivano mentre si faceva altro. Forni comunitari da utilizzare a turno, ogni 15 giorni, lasciando sempre un pezzetto di lievito madre o pane per chi sarebbe venuto dopo di te. Polenta, patate e salame come pasto principale alle 7 del mattino. Il vino considerato come un alimento sostanzioso, per dare forza agli uomini che facevano un duro lavoro e destinato anche ai bambini. Cibo coltivato a rotazione e raccolto strada facendo, dal fondovalle ai maggenghi, diverso da paese a paese: uva, castagne, noci, patate, granturco, segale, grano saraceno.

Lo raccontano le 9 donne intervistate, i filmati di don Cirillo Vitalini (parroco a Bratta di Bianzone e Stazzona dal 1939 al 2003, anno della sua scomparsa) e le riprese del Gruppo folkloristico “La tradizion” di Grosio mentre cucina i curnat di polenta e il sughet, piatto a base di farina tostata con brodo e burro, destinato alle persone in convalescenza e alle donne che avevano partorito.

Anna Petruzio di Berola (Ponte in Valtellina) fa ancora il pane con la segale che cresce nei campi coltivati dal marito. Pane che viene cotto nell’antico forno comunitario, rilevato e ristrutturato, ma sempre a legna, dopo la macinatura del grano che avviene nel mulino in pietra costruito accanto al forno. “Mia nonna mi metteva sullo sgabellino e il mio compito di bambina era quello di impastare e preparare il lievito per il giorno dopo, ne ero molto orgogliosa. Fino ai primi anni ’70 le signore venivano a fare la giornata del pane nel forno di mia nonna, che era comunitario, portavano la loro gerla con la legna e se ne tornavano a casa 4/5 ore dopo con la gerla carica di pane, senza dimenticarsi di lasciarne un pezzo per chi arrivava dopo. Nel rientrare a casa capitava che alcuni ragazzi, affamati, sfilassero qualche panino dai gerli ricolmi”.

Maria Rosa Cantoni di Poggiridenti ha raccontato degli orti fatti vicino a casa e dell’insalata matta (una cicoria selvatica con un fiorellino azzurro) che i ragazzi avevano il compito di raccogliere il Venerdì Santo, da cucinare insieme alle uova, e di come si sopravviveva quotidianamente cucinando quello che c’era con fantasia, senza buttare nulla. Gli uomini andavano a lavorare alle 4.00 e i ragazzi alle 8.00 portavano loro la colazione: una bottiglia di vino, pancetta, pane e formaggio.

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